Intervista a Silvia Mozzone DO

Dentro di noi abbiamo tutte le risorse per andare verso il benessere e la salute!

La Dott.ssa Silvia Mozzone DO infermiera e osteopata diplomata SOMA ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Live Social Radio, in cui ha raccontato il suo percorso professionale in osteopatia e la sua esperienze nel campo della ricerca.

“Ciao Silvia raccontaci raccontaci la tua storia. Qual è stato il tuo primo approccio all’osteopatia?”

“Il mio primo incontro con l’osteopatia è avvenuto durante l’infanzia, quando ho conosciuto la mia prima osteopata. Era la sorella del mio migliore amico ed è colei che mi ha introdotto nel mondo dell’osteopatia che, all’epoca, intorno alla metà degli anni ’90 non era così diffusaAdesso è un po’ più sdoganata come professione, anzi è abbastanza riconosciuta!

“Oltre ad essere un’osteopata, sei anche un infermiera. Quindi possiamo dire che hai uno sguardo legato all’aspetto sanitario in più”.

“Esattopossiamo dire che il mio percorso nella cura della persona nasce con la laurea in Infermieristica. Ho lavorato per dodici anni all’Unità Spinale di Torino dove ho fatto una grande esperienza che mi ha formata a 360° rispetto alla presa in carico della persona e all’analisi delle situazioni complesse. Dopodiché ho trovato una continuità tra l’infermieristica e l’osteopatia. Entrambe si occupano di salute e di prevenzione e soprattutto hanno una visione della persona come sistema complesso”. 

“Esistono molti falsi miti legati a questo argomento. Tantissima gente ti chiederà: ma tu sei quella che scrocchia la schiena?” quando in realtà l’osteopatia è qualcosa di assolutamente completo.”

“Per molti anni questa disciplina sembrava un po’ magica, invece ci sono delle basi e delle evidenze scientifiche che stanno spiegando come mai funziona. L’osteopatia si prende cura della persona veramente in un’ottica di complessità dei sistemi biologici; sa che una persona ha le risorse interiori e anche biologiche per rispondere a quelli che sono gli stimoli esterni. Quando questa capacità di adattamento viene meno, spesso possono esprimersi delle disfunzioni o delle patologie

“Ti occupi anche di ricerca. Spiegaci in che senso”

“Esatto, uno degli aspetti che mi ha regalato il mio percorso universitario e sanitario è stato quello dell’amore per la ricerca. Un professionista deve sempre avere dentro di sé la curiosità e quell’attitudine che ti permette di capire se quello che stai facendo è veramente efficace o meno, perché non è detto che lo sia.
Recentemente, con quella che è stata la mia scuola di osteopatia l’Istituto SOMA in collaborazione con l’Unità Spinale del reparto di Neurourologia dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza, abbiamo avviato una ricerca che si occupa di comprendere l’efficacia e gli effetti, soprattutto del trattamento osteopatico nelle disfunzioni intestinali neurogene sulle persone con una lesione del sistema nervoso centrale (mielolesi, traumi cranici, Parkinson, etc…). È una bella sfida, un progetto grande. Non è detto che sia efficace, ma noi ci siamo inseriti nel contesto sanitario come osteopati proprio nell’ottica di aprire canali di comunicazione e trovare linguaggi comuni, affinché la presa in carico delle persone sia effettivamente multidisciplinare”. 

“Un ultimo consiglio che vuoi dare?”

“Un consiglio che posso dare a tutti è di ricordarsi sempre che dentro di sé ci sono tutte le risorse per andare verso il benessere e la salute!