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Facciamo il punto sulla Covid. Tra varianti, vaccini e problemi psicologici dei bambini

Partecipa al Webinar gratuito organizzato da SOMA Istituto Osteopatia Milano, COME Collaboration e RAISE Project del 04.05.2021 alle h 18:00 con Prof. BURGIO Ernesto, Prof.ssa LUCANGELI Daniela; moderato da MANZOTTI Andrea FT DO

A oltre un anno dall’inizio della pandemia la situazione appare ancora molto incerta, soprattutto se si interpretano i dati globali che sono nuovamente in risalita dopo una brevissima fase di rallentamento a inizio 2021.

Cosa dobbiamo attenderci?
Saranno sufficienti i vaccini?
E le varianti che impatto avranno?
La strategia di apertura con “rischio calcolato” proposta dal Governo italiano è sensata?

Cosa dobbiamo aspettarci e qual è la situazione psicologica reale soprattutto per quanto concerne i giovani e i bambini?  

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Dobbiamo ricordare che la pandemia è un evento che concerne l’intera biosfera o addirittura l’intera ecosfera e la specie umana nella sua totalità.

Per il bambino è fondamentale sapere di avere diritto all’errore. L’errore non è qualcosa di cui vergognarsi ma l’informazione che permette all’adulto di fornire il migliore aiuto possibile.

Facciamo il punto sulla Covid. Tra varianti, vaccini e problemi psicologici dei bambini

Non è facile fare il punto oggi sulla situazione della pandemia. Prima di tutto dobbiamo ricordare che la pandemia è un evento che concerne l’intera biosfera o addirittura l’intera ecosfera e la specie umana nella sua totalità: questo significa che i dati dell’evoluzione di una pandemia devono essere visti e interpretati in chiave unitaria e sistemica.
Soltanto così si evita, in particolare, l’errore di prospettiva che ci spinge a riconoscere differenti “ondate pandemiche” che in realtà fin qui non ci sono state, se non come eventi regionali, concernenti cioè aree specifiche del pianeta.
Se guardiamo in questa prospettiva l’evoluzione della pandemia, vediamo con grande facilità che dal gennaio del 2020 e per un intero anno abbiamo registrato un’unica grande curva di crescita.
Poi, fenomeno inspiegabilmente molto sottovalutato o comunque sottaciuto fin qui, all’inizio del 2021 c’è stata una notevole flessione dei casi: per la prima volta la curva dei contagi e dei decessi stava calando in tutto il mondo! Ma non abbiamo saputo approfittarne.

Se questo è il quadro generale, la situazione nei vari diversi emisferi e nelle diverse aree regionali del pianeta ha avuto un’evoluzione molto diversa non in ragione, come qualcuno incautamente e irresponsabilmente ha affermato (a volte anche in Italia), a causa di una sorta di indebolimento del patogeno, ma chiaramente in ragione delle strategie adottate nei vari Paesi e nelle diverse aree del pianeta.
È facile vedere infatti che mentre nei paesi asiatici e in alcuni paesi come l’Australia, Nuova Zelanda, Cuba la pandemia ha rapidamente rallentato la sua corsa in ragione delle strategie territoriali efficaci messi in campo (in particolare quarantene controllate, sistemi di tracciamento e di monitoraggio, isolamento stretto dei reparti Covid); mentre nel continente africano la pandemia non è mai dilagata per ragioni sociali, climatiche, di tipologia della popolazione; in Europa e nelle Americhe la pandemia ha letteralmente travolto i sistemi sanitari ed economici a causa di una gestione assolutamente sbagliata.
Perché fin dall’inizio non si è puntato sul rafforzamento della medicina territoriale e sul controllo delle catene dei contagi, non sono stati utilizzati correttamente i lockdown per approntare queste strategie, ma li si è utilizzati a brevi periodi e a singhiozzo senza ottenere praticamente nulla nel medio lungo termine e anzi danneggiando l’economia dei Paesi stessi, determinando effetti negativi crescenti sul piano psicologico e sociale nella popolazione generale e in particolare tra gli operatori sanitari.

Insomma un vero fallimento, forse dovuto anche al fatto che si è deciso fin dall’inizio di puntare tutto su farmaci e vaccini. Aldilà delle letture complottistiche che sono sempre pericolose e fuorvianti, alla base di questa decisione c’è l’approccio scientifico riduzionista proprio della medicina occidentale.

Ma le criticità sono sotto gli occhi di tutti, in particolare perché la campagna vaccinale difficilmente si potrà estendere a tutto il pianeta e comunque avrà bisogno di molto tempo e di costi immensi e si sta già trasformando, in una sorta di competizione tra vaccini da un lato e virus dall’altro. O se si preferisce tra sistemi immunocompetenti dei soggetti vaccinati o che hanno già avuto la malattia da un lato e varianti del virus che nel frattempo stanno dilagando.

Come mai, visto che  le regole per fermare una pandemia sono scritte in tutti i libri di epidemiologia delle malattie infettive?
E come se si fosse tutti sotto ipnosi: non solo costretti a sperare che la vaccinoprofilassi di massa funzioni, ma incapaci di vedere quali sono le vere cause immanenti, attuali e di lungo periodo di una pandemia come questa.
Lo stravolgimento degli ecosistemi microbici, gli allevamenti intensivi, la deforestazione selvaggia, la costruzione delle megalopoli nel sud del mondo: tutti fattori che favoriscono da un lato l’emergere continuo di zoonosi e di virus in grado di fare il salto di specie, dall’altro l’alterazione progressiva in senso immunoinfiammatorio dei nostri organismi che determina i casi critici e mortali.
È evidente che tutti dobbiamo sperare che la vaccino profilassi di massa funzioni, ma dobbiamo anche temere le conseguenze di un eventuale fallimento.

Negli ultimi giorni si ha la sensazione che la decisione a livello politico internazionale sia stata quella di aprire in modo da far circolare il virus soprattutto tra i giovani che almeno fino a questo punto, hanno avuto forme meno gravi. Ma anche questa scelta non è priva di rischi, perché più il virus gira, più aumentano le varianti resistenti. Insomma non ci resta che incrociare le dita.

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